Contemporaneamente la stessa cosa e qualcosa di diverso

Un percorso di tecnoteatro con i bambini come compagni di strada
Di Carlo Presotto

Ho chiesto ad un bambino di quattro anni
cosa fosse Dio:
"Una statua di legno"
mi ha risposto.
Jan Matthyjs

Provo a delimitare il mio percorso all'interno di un campo di relazioni all'interno del quale mi aggiro quotidianamente, quello di un teatro di processo che dedica la sua arte all'infanzia.
Non credo sia un confine di genere, piuttosto la dichiarazione di una poetica delle relazioni che non ha senso se viene meno uno dei suoi termini fondamentali: BAMBINI-ADULTI-TEATRO.
L'infanzia è una condizione ambigua, apparentemente vicina a quella dell'età adulta e nello stesso tempo così lontana da farci a volte pensare ai bambini come ad un altro popolo, da sempre portatore di un immaginario, costumi, religione "diversi" da quelli della cultura adulta in cui cresce.

"Se imparassimo a porci nei confronti dell'infanzia come di fronte ad un popolo che non conosciamo, che è alieno rispetto a noi e che possiamo capire solo frequentandolo, forse riscopriremo un po' di quello stupore di fronte all'infanzia che farebbe retrocedere un po' l'opera di bambolizzazione e di cucciolizzazione" F.La Cecla Perfetti e Invisibili

Proprio questo è il problema: il postulato che i bambini vadano prima di tutto "educati", ignorando volutamente per paura ciò che possono portare in dono.
"Il re è nudo" gridava il bambino.
Uno dei grandi doni è proprio quello sguardo "altro" sulle  cose.
Quello sguardo "ludico" per cui nello stesso tempo l'oggetto osservato può essere anche qualcosa di altro, rimanendo sinceramente se stesso.
Da questo sguardo nasce l'esperienza del teleracconto che ha incrociato il mio percorso di ricerca sulle forme della narrazione contemporanea tramite Giacomo Verde.
E da qui si sono sviluppati i passi degli ultimi anni.

"L'essenziale è lo stato d'animo. I primitivi sono, incantatori ed incantati,
contemporaneamente coscienti e vittime dell'inganno.
Come l'incivile è buon attore, e, simile al bambino, si trasfigura completamente nell'essere che rappresenta, così egli è anche buon spettatore e si avvicina anche in questo al bambino,
il quale può spaventarsi orribilmente per il ruggito di ciò che egli tuttavia sa non essere un "leone vero" "
J.Huizinga Homo Ludens

E' qui il punto: non interessa lo scarto tra reale e virtuale, ma conta la distanza tra sincero ed insincero. L'insincerità sta nell'atteggiamento dell'adulto. La scelta di rendere trasparente il mezzo tecnologico, di mostrare "come si fa" mentre lo si fa, se non diventa didatticismo può essere veicolo di sincerità.

Quasi dieci anni di laboratori di teleracconto con ragazzi ed adulti mi hanno abituato alla loro reazione di quando un oggetto comune, posto davanti all'obiettivo, "esplode" in un'altra forma, che fino ad un attimo prima non esiste, e quando viene nominata è lì, sotto gli occhi di tutti.

Ostranenje - Straniamento. "Per resuscitare la nostra percezione della vita, per rendere sensibili le cose, per fare della pietra una pietra, esiste ciò che noi chiamiamo arte.
Il fine dell'arte è di darci una sensazione della cosa, una sensazione che deve essere visione e non solo riconoscimento. " V.Sklovskij Una teoria della prosa

Ma non mi sono ancora abituato alla reazione, fino ad ora solo di adulti, circa uno su dieci, che spaesati confessano di non riuscire a vedere nell'oggetto ingrandito niente altro che l'oggetto ingrandito.

"Mi sembra che lo straniamento sia un antidoto efficace contro un rischio cui siamo esposti tutti: quello di dare la realtà, noi stessi compresi, per scontata." C.Magris microcosmi

E così posso capire cosa succede quando entro in scena davanti ad una platea di ragazzi venuti a teatro con la scuola, accendo la telecamera ed il mio volto emerge enorme dallo schermo.
Una serie di punti di domanda si materializzano, quasi palpabili:
- Cosa sta facendo? - Come fa? - E' una televisione? - Ma non eravamo a scuola? ???
L'antitesi libro - televisione ricalca il crinale culturale - popolare.

A scuola la televisione è tutt'al più un "nuovo linguaggio" (50 anni dopo…)
La si può analizzare, spesso mimare, ma rimane nella gran parte delle situazioni l'antagonista, l'avversario.
L'incomprensione della sua alterità, la coda di paglia dell'insegnante che sente messo in discussione il suo ruolo di mediatore della conoscenza, i suoi ritmi in costante accelerazione su cui si modellano i ritmi di attenzione dei ragazzi… etc. etc.
Allora nasce l'albero azzurro, il beniamino dei genitori.
Ma senza il coraggio di perseguire fino in fondo l'interazione con lo spettatore, il migliore programma soccombe.
Che siano i Simpson, il documentario o Van Damme, siamo sempre lì a guardare un lampadinone malcresciuto che lampeggia 24 volte al secondo.
Che oltre ad aiutarci a dare la realtà per scontata, ci aiuta a dare per scontato anche ciò che reale non è.

Questo in fondo è il suo aspetto migliore, anche se qui si parla di teatro.

 E il video a circuito chiuso, in cui posso vedere contemporaneamente l'oggetto ripreso e la sua immagina, non è televisione, anche se non posso trascurare il fatto che i miei amici ragazzi lo assimilino ad essa almeno all'inizio.

Credo che sia uno strumento forte per rendere più "vivide" le cose sul palcoscenico.

"ma se non c'è differenza tra la vita fuori dal teatro e quella al suo interno, allora il teatro non ha più senso. Ma se accettiamo il fatto che la vita nel teatro è più visibile, più vivida che all'esterno, allora riusciamo a capire come sia contemporaneamente la stessa cosa e qualcosa di diverso."
P Brook La porta aperta

 Come un catalogo provo ad elencare qui alcune ipotesi praticate ed in lavorazione di questo percorso di ricerca che sto conducendo insieme a Paola Rossi e Giacomo Verde, grazie all'aiuto di una rete di amici, presso la casa della Piccionaia a Vicenza.

 ·        Bar Miralago

Presotto Rossi Verde -1993 50' - teleracconto con televisione

L'attore (Carlo Presotto)ad un tavolino da bar racconta una leggenda metropolitana usando come personaggi tazze, cucchiaini e biscotti.
Video iniziale di 4' "Riflessioni"
Lo spettacolo viene presentato (tra l'altro) all'interno di un percorso di "baratto" con gli abitanti del paese di Fimon sulle rive del lago omonimo.

 ·        Cappuccetto Rosso - Barba Blu

Presotto Rossi - 1994 20' -20' - teleracconto con televisione

L'attrice (Paola Rossi) racconta Cappuccetto Rossi con gli oggetti di un astuccio (penne, matite, forbici…) e Barba Blu con gli oggetti del bagno (rasoio bic, elastici per capelli, sali da bagno, stracci per lavare…)
I due teleracconti nascono all'interno di un laboratorio di ricerca nelle scuole materne della provincia di Bolzano

 ·        Fiori rossi sulla pelle (E fu così che la guerra finì)

Presotto Rossi Verde- 1996 50' - teleracconto con videoproiezione su schermo di carta da pacchi

1.      Mentre gli spettatori entrano in sala il video manda la loro immagine sullo schermo

2.      Apre lo spettacolo un filmato di repertorio del tg3 friuli con immagini della guerra in Bosnia

3.      Durante il video l'attore dipinge di bianco lo schermo

4.      Teleracconto con alcuni passaggi in cui l'attore si mette davanti allo schermo.

5.      Video finale panoramica rotante della biblioteca di Sarajevo

6.      L'attore danza ed esce dietro lo schermo, poi compare nel video mentre compie la stessa danza a Sarajevo

7.      Fine video. L'attore tagli lo schermo e rientra in scena.

 

·        La storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Carrara Presotto Sepulveda Verde - 1997 60' - Spettacolo teatrale. Tre interpreti. Videoproiettore telecamera diapositive.

9 teleracconti di tipologia diversa all'interno dell'azione teatrale:

1.      Narrazione con oggetti

2.      Narrazione con oggetti - azione in scena

3.      Oggetti-personaggi - interagiscono con gli attori

4.      Attore in maschera in video pp -interagisce con attore

5.      Attore disegna in diretta sotto la telecamera

6.      Narrazione con oggetti

7.      Attore in video pp -interagisce con attore

8.      Oggetti-personaggi - interagiscono con gli attori

9.      Attore ripreso in azione fisica.

 E' sempre visibile l'oggetto e l'azione inquadrata contemporaneamente all'immagine videoproiettata.

 ·        Le stagioni di Giacomo

In fase di elaborazione - debutto previsto 6 novembre 1999

Dall'omonimo libro di Mario Rigoni Stern all'interno di un percorso di ricerca sulla memoria della gente della montagna.

Materiali di lavoro: foglie, cortecce, pigne, rami e pietre.

 

Due ipotesi di ricerca oltre la forma scenica tradizionale

A)    la tombola metropolitana
infrazione dello schema lineare di drammaturgia. Un video tabellone con i numeri della tombola. Gli spettatori ricevono le cartelle. Ad ogni numero estratto corrisponde una leggenda metropolitana ed un oggetto per teleraccontarla.
B)    La macchine di Precinema
Videoproiezione o visione su monitor in circuito chiuso di macchine di precinema in movimento. (Zootropio, prassinoscopio…) Installazione o performance.

 

Una "macchina di relazioni" IL POZZO DEI DESIDERI

Presotto - 1996 - installazione
nell'ambito della ricerca nazionale promossa dall'Osservatorio dell'Immaginario sui desideri dei bambini.

Uno spettatore alla volta entra nella stanza del pozzo e può confidargli il suo desiderio più grande. Affacciandosi al bordo del pozzo vede sul fondo riflessa la propria immagine (non speculare) restituita da uno schermo orizzontale sotto uno strato d'acqua. I desideri vengono registrati. L'ingresso al pozzo è gestito ritualmente. I desideri vengono poi letti sia dal punto di vista verbale che da quello del metalinguaggio. Da questo lavoro sono nati il video "il pozzo dei desideri" Presotto 1997,15' ed il laboratorio "gesti e riti dei desideri" condotto da Paola Rossi