IL TELERACCONTO

La tecnica del “tele-racconto” prevede l'uso della telecamera collegata in diretta a una televisione o un videoproiettore.

 

Sotto l'obiettivo della telecamera, ad una distanza minore di quella di messa a fuoco degli occhi (15-20 cm), vengono animati oggetti di uso comune.

 

La loro immagine compare sullo schermo ad un ingrandimento tale da fornire lo spunto per una attività immaginativa che permette di trasformare gli oggetti in personaggi o sfondi fantastici.

 

Facendo tesoro della “Grammatica delle Fantasia” di Gianni Rodari, dei lavori di Bruno Munari, e della drammaturgia narrativa contemporanea, si approda alla felice sintesi video-teatrale del tele-racconto di Giacomo Verde.

 

Il video si arricchisce così di un narratore che interagisce dal vivo con gli spettatori, utilizzando lo schermo come un nuovo teatrino di burattini, o come una “maschera elettronica”.

 

Vedere un tele-racconto (o sperimentare le tecniche di questo moderno contastorie elettronico) fa crescere la capacità di decifrazione della comunicazione audiovisiva. Si tratta del modo più semplice, utilizzabile già dai bambini della scuola materna, di conoscere le basi e i trucchi del linguaggio televisivo.

 

Imparare il funzionamento di questa “lingua elettronica” è una tappa importante per comprendere, apprezzare, poter criticare e migliorare ciò che viene quotidianamente trasmesso. Tanto più di fronte alle cosiddette “sempre nuove frontiere della comunicazione”, che nonostante abbiano dimostrato in quarant'anni di sviluppo la loro inarrestabile avanzata (dalla televisione a internet ai cellulari), ancora scontano una difficoltà di ingresso nella formazione scolastica che spesso si limita a segnalarne i risvolti negativi senza però riuscire a svilupparne le potenzialità creative e socializzanti che pure contengono.

Ecco alcune immagini tratte da "Fiori Rossi Sulla pelle".

E' un teleracconto del 1996 costruito a partire da un viaggio a Sarajevo con la compagnia del progetto "i Porti del mediterraneo" diretta da Marco Baliani. Lo spettacolo mette in scena il libro scritto dai bambini della scuola elementare di Zindis (TS) che elabora in modo parallelo e spiazzante il tema del conflitto, rifiutandone non solo la logica ma anche il linguaggio.

Per questo le immagini costruite in diretta dal narratore testimone, che usa oggetti scartati dall'uso comune (cocci, schede di televisori, giocattolini, fiori secchi, etc) restituiscono la drammaticità delle riprese sul campo sottraendole alla "assuefazione" dell'orrore quotidiano dei telegiornali.

Il video è stato selezionato tra i finalisti del premio Riccione TTVV 1997.

   

la pagina di Giacomo Verde sul teleracconto

un saggio di Carlo Infante a proposito della relazione tra apprendimento e visioni digitali

una presentazione di Antonio Caronia per mediamente Rai

una scheda francese sulla scena digitale

una nota sull'intervento di Carlo Presotto al convegno internazionale sulle Urban Legends

Alcuni spettacoli realizzati da Carlo Presotto

Il principe Granchio

Le Stagioni di Giacomo

Il Paese dove non si muore mai (Cian Bolpin e gli stivali magici)

Bar Miralago

Fiori Rossi sulla pelle (E fu così che la guerra finì)