CPT - Convocazione delle Posse Teatrali

Nel Far West, una posse era un gruppo di cittadini chiamati dallo sceriffo a dar man forte nell'applicazione della legge: il termine deriva dal latino posse comitatus .

Nel nostro territorio di frontiera   viviamo della continua frequentazione del popolo dei bambini.  
Ed abbiamo una ambizione, quella di proporre il teatro come "quadro", come territorio reale in cui educarsi a vicenda.
Parliamo di rapporti sociali tra adulti e ragazzi mediati dal teatro, e lasciamo indeciso se questo abbia oppure no rapporto con il grande teatro nei punti più alti della sua storia.
Di sicuro ha poco in comune con ciò che oggi si svolge sulla maggior parte dei palcoscenici, in cui incontriamo prodotti come molti altri, economicamente dominati dalla logica del mercato.
I ragazzi ci provocano sul terreno del vero, della sensorialità, del gesto.
Ci insegnano ad osservare più da vicino la realtà, usando il corpo per inoltrarci dove l'occhio si arresta, scendendo in profondità oltre la superficie e l'apparire.
La logica che domina la nostra scelta artistica di frontiera è quella dell'osservazione di un mondo in continua mutazione.  
Abitare questo territorio è stare a contatto con il segnale segreto dell'avvenire che parla dal gesto infantile.
Sentiamo il bisogno di incontrarci e di scambiare pratiche e saperi, e di fare un po' di pulizia giù in città.
La rete è il nostro tam tam, youtube la nostra sfera magica, il rave autogestito la nostra idea di festival.

Proposta 1 - il sogno di Wanambi   - primavera 2007
Ci sono delle grotte sacre in Australia dove si sovrappongono impronte di mani   da centinaia di generazioni.
Noi ci si incontra a sentir leggere e commentare insieme storie e testi significativi "motori di idee"

Alcune proposte:
•  W.Benjamin - per un teatro proletario di bambini
•  K.Valentin - il teatro obbligatorio
•  Hakim Bey - T.A.Z. zone temporaneamente autonome
•  Guy Debord - la società dello spettacolo

Proposta 2 - Rave teatrale - estate 2007

«Continuiamo ad ammassare i nostri corpi nei club, nei depositi e negli edifici che voi avete abbandonato e lasciato senza alcuna ragione e gli ridiamo vita per una notte. Una vita forte, deflagrante, che pulsa nella sua più pura, più intensa ed edonistica forma. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell'incertezza di un futuro che voi non siete stati in grado di stabilizzare, noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero, noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci, programma che dice di odiarci, di giudicarci, di rifugiarci nella più vicina tana, programma che dice persino di salire le scale per voi, saltare attraverso i cerchi e correre attraverso labirinti su ruote per criceti...» (rave or die)

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