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VIAGGIO, NAUFRAGIO E NOZZE DI FERDINANDO, PRINCIPE DI NAPOLI da The Tempest di William Shakespeare regia Carlo Presotto produzione Napoli Teatro Festival Italia in coproduzione con La Piccionaia – I Carrara in collaborazione con I Teatrini, Accademia Perduta Romagna Teatri, Viva Opera Circus, Teatro del Piccione, Ca’ Luogo d’Arte, Fondazione TRG Onlus – Allievi Piccola Accademia del Teatro Ragazzi, La Baracca – Testoni ragazzi, Teatro degli Accettella |
Per I progetti del Napoli Teatro Festival Italia con Zeno Bercini, Francesca Bizzarri, Massimiliano Caretta, Claudio Casadio, Adele Amato De Serpis, Claudio Dughera, Gianni Franceschini, Simona Gambaro, Mauro Maggioni, Marco Montesano, Arianna Moro, Carlo Presotto consulenza progetto Titino Carrara musiche originali Michele Moi ambiente del naufragio a cura di Mauro Zocchetta ambiente della tempesta a cura di Marcello Chiarenza collaborazione per i costumi Luciana De Nichilo, Romilda Zaccaria consulenza drammaturgia Valeria Frabetti consulenza video Giacomo Verde direttore di scena Marco Artusi fonico Marco Pasquato direttore luci Graziano Pretto tecnico Donatello Galloni collaborazioni alla regia Carlos Alsina, Maurizio Bercini, Giovanna Facciolo, Antonio Tancredi assistente alla regia Giorgia Antonelli organizzazione Pierluigi Cecchin e Giampaolo Fioretti un particolare ringraziamento a David Rossetto e agli allievi della Scuola di Teatro Ossidiana di Vicenza |
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Lo spettacolo si articola secondo una formula inedita di creazione collettiva, in cui alcuni artisti e teatri di diversa provenienza, accomunati dall’attenzione verso il mondo dei bambini e dei ragazzi, dedicano a The Tempest di Shakespeare una serie di visioni e racconti. Il dramma di Shakespeare narra le vicende del duca di Milano, e della figlia Miranda. Spodestato dal fratello Antonio, Prospero e la figlia riescono a scampare ad un naufragio, approdando su un'isola deserta, ove ha luogo l'intera vicenda. Qui, infatti, Prospero, cultore di arti occulte, assoggetta gli spiriti dell’aria e della terra. Una tempesta conduce sull’isola gli altri personaggi, che affrontano prove diverse, fino a ricongiungersi nel finale, che vede Prospero riconciliarsi col fratello e riacquisire il suo titolo, e Miranda unirsi al figlio del re di Napoli, suggellando una nuova e più stabile alleanza tra i due regni. |
| Sul testo di Shakespeare si innestano racconti spezzati, indirizzati ad uno spettatore abituato a navigare tra le stratificazioni di varie storie simultanee. Si crea così una sorta di giardino incantato in cui gli spettatori, piccoli e grandi, diventano protagonisti di un’esplorazione dell’“isola che non c’è”, dove avviene il faticoso passaggio dall’infanzia all’età adulta. «In una realtà – spiega Presotto – in cui la scomparsa dei riti di transizione lascia spesso le persone da sole di fronte ai momenti fondamentali dell’esistenza, il ruolo del teatro può diventare quello di rievocare i grandi racconti che aiutano a crescere». | ![]() |
Sul testo di Shakespeare si innestano racconti spezzati, indirizzati ad uno spettatore abituato a navigare tra le stratificazioni di varie storie simultanee. Si crea così una sorta di giardino incantato in cui gli spettatori, piccoli e grandi, diventano protagonisti di un’esplorazione dell’“isola che non c’è”, dove avviene il faticoso passaggio dall’infanzia all’età adulta. «In una realtà – spiega Presotto – in cui la scomparsa dei riti di transizione lascia spesso le persone da sole di fronte ai momenti fondamentali dell’esistenza, il ruolo del teatro può diventare quello di rievocare i grandi racconti che aiutano a crescere».
Fantasia Shakespeare tra giochi e invenzioni Repubblica — 26 giugno 2008 pagina 16 NAPOLI
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BURATTINI IN CARNE ED OSSA SU UNA SPIAGGIA DI POLVERE DI STELLE.
Se questo e’ un uomo: ecce bombo.
di Tommaso Chimenti Bencini
NAPOLI – Il cortile del Real Albergo dei Poveri pare il monte Ararat dove l’Arca sbattuta ferocemente dalla Tempesta shakespeariana (nel progetto di Carlo Presotto) ha portato a morire la carcassa di questa balena sventrata e spolpata d’assi di legno come costole incrinate da Moby Dick. Una nave che prima si presenta in miniatura, di vele di carta di riso e vimini che veleggia in alto su un filo da equilibrista, prima di disfarsi, ed ingigantirsi, all’ombra del palazzo dei diseredati di impalcature e ombre minacciose, di finestre distrutte e spalancate che sembrano esplose anch’esse per la violenza dell’uragano marino. Sopra, a ricondurre alla realtà, gabbiani, aerei e fuochi d’artifico in lontananza: gli elementi-pennellate che delineano Napoli. Il mare è un vestito-tappeto che si gonfia. Prospero, duca di Milano cacciato dal fratello impostore, animato da quattro attori che si alternano nelle varie faccende, è stato esiliato con la figlia Miranda ignara del proprio rango nobiliare che s’agita con brillantini divini al suo seguito, su un atollo di sabbia dove si muovono figure animalesche come il gobbo-bestia Calibano (effervescente e moderatamente disgustoso e ripugnante), uno Shrek ma meno verde. La nave con a bordo il duca traditore ed il Re spagnolo Alonso naufraga portando in salvo a riva soltanto il figlio Ferdinando che qui troverà l’amore, in una sorta di incontro tra Montecchi e Capuleti, ma più fortunato, e il matrimonio, sopra una scacchiera alla maniera del “Billy Jean” di MJ come se fosse il gioco della campana. L’isola immaginaria è circoscritta dentro un cerchio in questo scenario da Apocalisse all’interno del quale possono penetrare solo gli attori ed i bambini che, appunto, “sono fatti della stessa sostanza dei sogni”. Si rischia di cadere in un piccolo esperimento-remake da “Notre Dame de Paris” ma subito, fortunatamente, dopo tre arie canterine, la piece sale di tono grazie all’entrata in scena dei due carretti-baracchine di burattinai esilaranti (il bambino è sicuro ed abile) che immettono nel testo classico la loro forte impronta d’attualità con inserti di genovese, milanese (il “mi consenta” berlusconiano), e ovviamente napoletano, paragonando la sciagura marinara alle lampedusane carrette del mare canticchiando “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri, disquisendo se quello che stanno facendo sia o meno “teatro sperimentale”. Il “nessun uomo è un’isola” fa rima con il concetto di “condivisione” della recente pellicola di Sean Penn “In to the wild”.
